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LA RESPONSABILITA' DEGLI AMMINISTRATORI NELLE SOCIETA' DI CAPITALI - RESPONSABILITA' VERSO I SINGOLI SOCI E I TERZI

Pubblicato il 05 febbraio 2019 alle 14.20



L’art. 2395 stabilisce che << le disposizioni dei precedenti articoli non pregiudicano il diritto al risarcimento del danno spettante al singolo socio o al terzo che sono stati direttamente danneggiati da atti colposi o dolosi degli amministratori >>.

La chiave della distinzione di questa azione dalle precedenti sta nell’espressione “direttamente danneggiati” che si contrappone evidentemente a “indirettamente danneggiati”. Infatti il danno arrecato al patrimonio sociale colpisce i soci sempre indirettamente: essi vedranno pregiudicato il loro diritto sugli utili o vedranno diminuire il valore della loro partecipazione, per cui il legislatore riconosce ai soci il diritto di chiedere personalmente un risarcimento danni all’amministratore quando un suo atto doloso o colposo ha arrecato agli stessi un danno.

L’esempio classico di applicazione dell’art. 2395 riguarda l’ipotesi in cui gli amministratori redigono una situazione finanziaria sulla base della quale attirano i risparmiatori incauti ad acquistare le azioni della società o a sottoscrivere un aumento di capitale sociale, esibendo una prosperità che in realtà non sussiste. In questo caso non vi è un danno per la società - poiché la società è riuscita a collocare le proprie partecipazioni - bensì, in via diretta, sono evidentemente coloro i quali, fidandosi delle informazioni fornite loro dagli amministratori, hanno sottoscritto le azioni diventando soci della società.

Sulla base delle recenti sentenze in materia di responsabilità verso i soci e/o terzi, la giurisprudenza ha rilevato una mancanza di responsabilità degli amministratori nelle seguenti casistiche:

  • Inattività dell’assemblea;
  • Perdita del capitale sociale. Non è in dubbio che tale evento colpisce un bene della società e non dei soci, i quali possono bensì subire un danno puramente di riflesso dovuto alla diminuzione di valore delle proprie partecipazioni, ma, come già in precedenza ricordato, la giurisprudenza di questa Corte ha costantemente ritenuto che detta diminuzione è solo un danno indiretto per il socio a tutela del quale non è quindi proponibile Fazione ex art. 2395 c.c..”


HP CONSULTING SRL - COMITATO DI STUDI

Categorie: Diritto societario